L'equilibrista

In bilico tra il dire e il fare, tra il detto e il sottinteso, tra l'incoerenza e la decisione.

L'equilibrista è un passo verso il vuoto, un posto dove condividere e sognare, uno spicchio di quello che gira intorno a me, funambola in bilico sul filo, che spesso non guarda giù per paura di cadere, che vi canta storie, a volte a testa in giù.

E allora, benvenuto a chi su queste pagine passa spesso, a chi le scorre un po’ distrattamente e anche a te che magari ti sei trovato qui per sbaglio!

giovedì 31 maggio 2012

Forse...


Quant'è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia
Chi vuol essere lieto sia
Del doman non v'è certezza... 
(Lorenzo de Medici). 

Solitamente non scrivo mai così tanto su questo blog. Non perché non abbia voglia, semplicemente perché non amo essere banale e scrivere di qualsiasi cosa. Per quello c’è la mia moleskine piena zeppa di appunti inutili su sensazioni, frasi a metà, ricordi, immagini.
Ho un gran senso di vuoto per tutto quello che sta succedendo. Non mi piace neanche scrivere su argomenti di massa perché è troppo scontato, ma in certi casi è un’esigenza. Un’esigenza che se non esterno mi sento soffocare, mi sento pressare, mi sento inutile.
Ho sempre visto i terremoti come qualcosa di impalpabile, come qualcosa che ti ferisce lentamente, che ti colpisce alle spalle. Non ti potrà mai tradire, Lei, la tua terra, il tuo punto fermo rispetto a tutto ciò che di più mobile hai intorno. Le persone sono mobili, i sentimenti sono mobili anche le idee lo sono. Ma Lei no, non avrebbe mai potuto tradirti in un modo così meschino, così vigliacco. Ti coccola, ti regala fiori, prati verdi che quasi ti danno la sensazione di essere in un angolo di paradiso, ti donano gioie infinite e poi tutto d’un tratto, come se niente fosse, senza il minimo batter di ciglia, ti fa cadere, ti inghiotte, ti uccide, ti sotterra.
Non sei più la mia terra, quella che credevo non mi tradisse mai, quella che credevo riuscisse sempre a difendermi, a consolarmi. Forse è da te che devo difendermi non da me stessa.
Ho pensato e ripensato rivoltando le mie idee mille e mille volte, le ho aperte e poi richiuse in una scatola polverosa cercando di infilarla a forza in soffitta, in modo che non potessero più insinuarmi dubbi su ciò che di brutto ci circonda. Ma di notte… la notte è complice delle mie paure, di quello che mi terrorizza che spesso riesco a nascondere dietro un sorriso magari anche più grande degli altri. Mimetizzo, nascondo, sorrido per avere la finta consapevolezza di essere più forte delle mie paure. Ecco, tutto questo mi fa paura, mi fa sentire impotente, inutile, mi rende triste e mi fa scivolare sulle guance lacrime su lacrime. Vorrei ribellarmi a tutto questo tremare continuo, inarrestabile, inafferrabile, ma non posso, sono soltanto una semplice donna e per di più dannatamente impaurita.
Poi penso che la vita è questa, è breve, è spesso vigliacca ma è anche la mia vita, una sola e bisogna che io giochi le mie carte al meglio. Insomma, senza rimpianti, senza la continua sensazione che manchi qualcosa, qualcuno, sensazioni, sentimenti, emozioni, sapori, odori, fotografie istantanee come quelle della Polaroid con cui da piccola scattavo ogni volto o momento per poi incollarlo su un diario perché in quel modo mi sarei ricordata di me piccola, di me già decisa, già me in miniatura.
Non so neanche perché abbia scritto queste righe in questa mattina assolata di fine maggio, forse perché così la mia paura si placherà, forse perché penso a tutto quello che vorrei avere in questo momento per poter dire che amo la mia vita così com’è, forse perché vorrei che tutto girasse in una altro senso o forse, semplicemente perché sono un’equilibrista di parole e mi andava così…                             



lunedì 28 maggio 2012

Estate mancavi...


"Sei un continente ancora da scoprire
un'occasione che deve arrivare
la medicina che ci può salvare
la casa nuova che vorrei comprare. 
Sei una catena che si può spezzare
l'incomprensione che si può chiarire
un viaggio intercontinentale
un'abitudine da disegnare..."  

Ho trovato perfette queste parole di una canzone in radio per questa dedica... a voi e alla vostra estate interiore e, perché no, anche un po' a me...      

Non c’è niente da fare, io amo l’estate. Ma non vi parlo dell’estate quella vera, quella fatta di caldo appiccicoso e sole cocente.
Io parlo della mia, di quella fatta di tanti piccoli pezzi di vita, di me, di amici, di emozioni che ti scoppiano dentro in modo così rapido da non far neanche in tempo a capire. Non si fermano, continuano a scorrere veloci nella mente, nel cuore, dentro di me. Ho sempre pensato che dipenda tutto da noi, dai nostri sogni e da cosa siamo disposti a fare pur di realizzarli. Voglio l’estate… me la prendo.
La banalità sapete che non è tra le mie cose preferite, ma se ora posso sembrarlo non m’interessa. Questo vuole essere un mio personale benvenuto all’estate, che anche se non ancora iniziata ufficialmente, in me lo è già. Ma si, che poi le stagioni son tutto un fatto di stati d’animo e di voglia di dare, di ricevere, di condividere, di assaporare.
Sorridere e respirare questa brezza nuova, il desiderio di novità, di sentimenti appena nati ma ancora taciuti. Forse un passo indietro ma fatto con delicatezza, un aprire la porta a quello che già c’è stato in modo accennato, un ritorno in punta di piedi con una nuova testa e un cuore appena più consapevole. Ti puoi scottare, cuore, ma va anche bene così, se è lì che vuoi andare non sarò certo io a fermarti. Non sono così presuntuosa, anche perché credo che tu sia di gran lunga più acuto di me.
Eppure però c’è anche qualcosa che potrebbe prendersi tutto lo spazio, quello che credo di aver già regalato, uno spazio già occupato. Quello stesso peso sullo stomaco di giorni fa, mi sta ancora solleticando la pancia, anche un po’ l’orecchio, chissà se arriverà mai al cuore. Non chiudo porte ma neanche le apro. Sarà il vento, se vorrà, a farlo per me.
Un post per condividere con voi che mi leggete sempre, i sorrisi che voglio dedicare a questo giugno alle porte, che porterà con sé una nuova consapevolezza, nuovi sorrisi, nuove emozioni e nuovi sentimenti perché, da romantica cronica senza possibilità di guarigione (e ne sono fiera) so per certo che anche questa nuova estate sarà mia complice, in un modo o nell’altro.
Ti voglio vivere estate, ti voglio mordere, ti voglio fotografare, ti voglio respirare, voglio che tu sia mia e soltanto mia.
E allora prendo i miei sorrisi, il sale sulla pelle, l’odore della nivea, il sapore del mare e corro, corro verso di te che tu sia il mio vecchio sentimento o che tu sia quello nuovo.
Voglio te e prima o poi ti prenderò. 


venerdì 25 maggio 2012

Treno in partenza dal binario 13.


La bella vita con il sorriso a trentasei denti e un po' di musica che lubrifica i legamenti. 
Con un amore abbastanza grande da far pensare che l'universo l'han fatto apposta perché voi due v'incontraste là...   
(ho preso in prestito le parole di Jovanotti de "La bella vita" per dedicarle a voi, augurandovi un week end con un sorriso a trentasei denti).    

Stavolta Nina resterà nelle pagine del suo diario, almeno per un po’. Le farà bene riflettere.
Niente di personale, ma oggi mi sento di parlare io.
Sto scrivendo dalla stazione di Pisa, sto aspettando che il treno parta, sto andando a un colloquio, uno dei tanti che noi giovani precari facciamo, ma non è di questo che voglio parlarvi.
Sto aspettando qui ferma, su un seggiolino blu, al finestrino di un regionale e sento che qualcosa, proprio alla bocca dello stomaco, mi sta facendo il solletico, un po’ come quando qualcuno per gioco ti pizzica la pancia o l'orecchio per farti sorridere.
Mi sono svegliata con lui, il mio pensiero, che ha fatto colazione con me, si è lavato i denti con me, si è vestito – cercando di sembrare il più carino possibile - con me. Mi fa compagnia e mi chiedo se sia possibile pensarci, mi chiedo se sia possibile aver tutta questa voglia di vederlo, mi chiedo se il destino possa essere davvero così attento e perspicace e furbo e affamato e bello e pericoloso.   
E, in un attimo, penso a cosa sta facendo, se questo potrà essere un percorso o soltanto un’altra strada. Questa volta resto in silenzio, lo tengo per me ed è un modo per difendere quello che mi dà a pelle, quello che potrà succedere oppure no. Lascio che le cose vadano dove hanno voglia di andare, che sia una strada maestra o un piccolo vicolo di quelli carini, magari con dei fiori gialli e rossi sui balconi.    
Per difesa scapperei, ma non mi voglio difendere, non m’interessa. Aspetto il destino. Se sarà quel pensiero, inizierò il mio percorso e il cammino partirà come questo treno sul binario 13 (certo, che cacchio di numero, però!) in una stazione toscana affollata e calda a fine maggio.
Qualsiasi cosa tu stia facendo, con chiunque tu sia in questo preciso momento, sappi che mentre rincorro affannata un obiettivo professionale, sto pensando a te…
Il capotreno ha fischiato. Sto partendo, chiudo la mia agenda rosso pomodoro con la voglia di vederti, domani è venerdì, forse sarai lì.   


giovedì 17 maggio 2012

Una nuova possibilità.



Una sola dedica. Queste righe sono per voi che avete deciso di sorridere dandovi una nuova possibilità...   

Mercoledì, h 12.40. 

Non vorrei più scrivere su questo diario. Ho iniziato a farlo quando lui è entrato nella mia vita, motivo in più per finirla. Ora però sono in pausa pranzo e ho sentito di nuovo il bisogno di buttare giù queste righe, senza troppi pensieri, ne ho già abbastanza.
Le cose vanno meglio, stanno prendendo una loro forma. Lavoro in studio, esco con gli amici, sorrido di più e cerco di volermi bene.
Ho capito che l’amore non è quello che io provavo per lui, quello era solo masochismo. In queste ultime settimane ho riscoperto l’importanza di un gesto carino, di un messaggio, di un sorriso proprio nel momento preciso in cui ne hai bisogno. Sono cose che si sentono a pelle, non le puoi spiegare. È come qualcosa che si muove dentro di te, come una tartaruga che lenta cerca di arrivare verso di te e lo fa con calma, con gentilezza, non è invadente. Voglio vedere cose succede, voglio capire se quello che sento ha motivo d’essere, mi voglio dare una possibilità, magari questa volta sarà quella vera.
Mi sento più leggera – sarà anche perché con tutto il lavoro che ho da sbrigare e con il caldo che si appiccica addosso la fame proprio non si fa sentire – più creativa, ho voglia di sorridere, di vivermi ogni secondo fino all’ultimo.
Ieri sono passata dal lungomare, faccio sempre quella strada in auto prima di tornare a casa, alle mie cene da single e alle notti insonni. Mi sono seduta sul muretto, quello che da proprio sul mare, sugli scogli. Ho chiuso gli occhi, ascoltato il rumore delle onde leggere e respirato il loro odore. Lo amo, l’ho sempre fatto. Il momento del tramonto in quel punto della mia città, è meraviglioso. Vedi che lentamente quella enorme e bellissima palla arancione cala, se ne va. Mi piace pensare che va a dormire per noi e si sveglia per altri. Spesso so di essere sdolcinata da nausea, ma Nina è anche questo.
Mentre ero lì, con la borsa da lavoro e l’espressione di chi vorrebbe altro per la sua vita, un pensiero preciso mi ha sfiorato ed era delicato, non invadente. La solita tartaruga che cammina lenta ma arriva dritta al punto. Mi fa un po’ paura questa sensazione, mi fa paura perché non so se sono io a vederla così o se lo è davvero. Magari mi sto inventando tutto.
In realtà non so neanche se lo vorrei o no… la cosa che vorrei, ora e per i giorni che verranno, prima di scappare di nuovo alle mie cartelle cliniche, è sorridere e darmi una nuova possibilità di essere felice. Da qualche parte c’è, lo so.                             

Nina


Le tartarughe potrebbero raccontare, delle strade, più di quanto non potrebbero le lepri. [Kahlil Gibran]. 





martedì 8 maggio 2012

Calderone caotico.


In questa pagina c'è una Nina diversa, almeno io la vedo così. Dedico la sua vena più romantica a chi si commuove ancora, a chi non crede che l'amore sia una cosa inutile, a chi fa inviti e a chi li accetta, a chi non da per scontate le cose, a chi ha voglia di spaccare il mondo, a chi ha voglia di tornare a condividere, a tutti voi, a tutti noi che ci asciughiamo le lacrime con la manica della maglia davanti a un film che abbiamo visto mille volte, per non far notare che ci commuoviamo sempre come fosse ancora la prima.         

Sabato, h 02.30  

Ho camminato guardandomi i piedi. Mi è sempre piaciuto passeggiare sulla sabbia umida, mi piace guardare le impronte che lascio. Sono un qualcosa di me.
Volevo correre ma credo sia soltanto una sensazione interna, un desiderio che vorrei realizzare, uno dei tanti. Non mi fermo mai, quando voglio qualcosa me la prendo, di solito.
Ero andata in spiaggia così presto di mattina per ritrovare me stessa, per capire cosa sento. Sono sempre troppo confusa in questo periodo. Una volta ti vorrei con me, un’altra ti vorrei lontano, un’altra ancora mi sei indifferente. Insomma, non è cambiato quasi niente. 
Ieri qualcuno mi ha detto che c’è sempre una risposta a tutto. Non saprei. Non so se questo possa essere vero, ma è normale, da tempo non so più niente, neanche le cose che pensavo di dare per certe. L’amore. Ah, l’amore è una di quelle. Io che solitamente ho gli occhi fatti a cuore, io che vivo a sole, cuore, amore, oggi mi accorgo di essere cambiata. Ho messo in discussione me stessa, le mie certezze. Forse non le ho queste certezze, non le ho mai avute, non lo so e non m’importa.
Forse la finirò di scrivere questo stupido diario, forse la cosa giusta per me è non pensare più, fermare questo vortice di pensieri che mi frullano in testa senza che io possa fermarli neanche per un attimo.
Ti ho rivisto, pensavo fosse tutto finito, pensavo di poterti stare accanto, in realtà ho capito che è tutto esattamente come una anno fa. Io e te, adolescenti, io e te trentenni, io e te, sempre noi, sempre quel volersi prendere senza afferrarsi. Di nuovo le calamite, di nuovo l’intolleranza al cioccolato superata dalla voglia di mangiarla.
Non mi aspettavo quest’emozione, non ieri, non così repentina. Non mi aspettavo te.
Ho paura di quello che posso sentire ancora, ma una cosa in tutto questo calderone caotico l’ho capita… Se parlo d’amore parlo sempre e solo di te…          

                       Nina.      


giovedì 3 maggio 2012

E' tutta una questione di prospettive...


In questi giorni ho pensato spesso a cosa scrivere. Non ho mai voluto raccontare cose banali, né cose troppo lente, statiche. Odio la monotonia, anche nelle parole.
Pensavo e mi chiedevo cosa volesse dire per me leggere storie di altri, di vita, di sensazioni. La risposta è arrivata da sé. Condivisione. Spesso una parola al posto di un’altra significa semplicemente condividere uno stato d’animo così, forse anche per sentirti meno solo.
Non vi parlo di delusioni, per quelle c’è sempre tempo e non ho voglia di ammorbare voi e neanche me, son sincera.
Insomma, in tutto questo il mio pensiero è volato a Nina. La Nina che ultimamente riempie i miei fogli e le mie pagine virtuali, spontaneamente, come se fosse qui con me.
E’ nata per caso, in una notte in cui il sonno non voleva arrivare, un po’ come sempre, del resto. Riga dopo riga mi sono affezionata a questa donna contrastata, talmente innamorata dell’amore da farsi confondere da un Gerardo che non vale neanche la metà di lei.
Chiude, Nina, poi però gli riapre la porta, fino a quando non la chiuderà davvero a doppia mandata. E allora, in quel preciso momento, non ci sarà veramente più niente da fare. Non ci sarà nessun Gerardo che tenga e lei potrà finalmente sentirsi bene.
Mi hanno colpito i vostri commenti, perché è proprio grazie a quelli che ho capito che Nina è davvero tutte noi almeno una volta, prima o poi.
Voglio pensare che la nostra amica troverà quello che cerca e che saprà capire quando mettere la parola fine… le auguro di saper afferrare l’attimo, quello giusto, di saper sorridere sempre, di non lasciarsi andare per niente al mondo, di stringere i denti e di vincere tutte le sfide che le verranno lanciate perché la vita è tutta una questione di prospettive, di punti di vista e di coraggio. Se si ha paura si perde già in partenza. 
Voglio che faccia come diceva Jobs in una delle frasi più famose che hanno fatto il giro del mondo… “Nina sii affamata, sii folle”.
Dedico questo a tutte voi…         


martedì 24 aprile 2012

Dentro o fuori.


Così, all’improvviso, ecco di nuovo Nina con il suo diario. Nuove sensazioni, emozioni, speranze, desideri nascosti.
Questa parte di Nina è per chi ha paura di cosa può succedere, a chi è fermo in un punto senza capire dove andare, a chi è innamorato ma non riesce ad ammetterlo neanche a se stesso, a chi vorrebbe gridare, cambiare, sorridere, amare. E allora queste righe sono per voi che leggete un po’ per curiosità, un po’ per occupare il tempo, voi che avete un amore, magari non ancora nato, non ancora dichiarato, non ancora vostro…

Lunedì, h 22.30

Scrivere questo diario sta diventando un’abitudine e per una come me che odia la routine è una cosa strana, non ci penso, ho altro a cui pensare.
Ho passato tutto il giorno in studio ad archiviare cartelle cliniche e ora sono stanca, ma non stanca del mio lavoro, lo sono dentro. Ho qualcosa che mi rimbalza da una parte all’altra del petto ed è una sensazione che non mi piace perché non la controllo, perché non la vorrei provare, perché mi fa male, perché in fondo so cos’è. E non mi posso permettere di provarla, non questa volta, non per Lui.   
Non so cosa sia ma c’è qualcosa che di Lui mi attira, mi avvolge, non mi permette di stragli lontano. Una calamita. Credevo di essere forte, lo avevo mandato via. Poi ci siamo riavvicinati. Ci siamo ritrovati di nuovo da soli, mano nella mano, respiro su respiro, battiti su battiti. E lo abbiamo cercato, voluto, entrambi.
Non mi spiego come sia potuto accadere. Ero certa che di Lui non m’importasse più niente, che fosse stata una storiella che non avesse bisogno di grandi cose per essere dimenticata e invece, Lui è sempre lì, è sempre dentro di me, anche ora, nonostante la sua immaturità, la sua finta indifferenza, il suo farmi credere che tra noi sia tutto qui, il suo volermi ferire gratuitamente. Io so che non è così.
Mi chiedo cosa stia facendo ora, in questo momento, mentre io scrivo di lui anche se non dovrei e in silenzio sono qui a sperare soltanto una cosa, che quest’altalena di emozioni mi lasci libera. Non possiamo più continuare questo gioco perverso. Dentro o fuori.
Ho sonno, devo andare a dormire, ma ho ancora un’altra cosa da dire. Devo ammettere almeno a me stessa che quello che sento per lui, per il solito Gerardo spocchioso e volubile, è qualcosa di più di quello che potevo immaginare. Se questa sua indifferenza continuasse starei male, ma almeno non dovrei prendere io una decisione. Non ho la forza di dare un taglio a questa storia che sta diventando qualcosa di troppo pericoloso, per me. Ho paura e vorrei scappare, non è escluso che lo farò. Non potrei sopportare che tra noi sia davvero tutto finito qui, che non si vada più oltre un saluto sterile. 
Gerardo, ti odio perché non sei innamorato di me, perché non sei capace di capire tutto questo. Voglio che tu mi stia lontano ma non riesco a non volerti vicino…

Nina.