Quant'è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia
Chi vuol essere lieto sia
Del doman non v'è certezza...
(Lorenzo de Medici).
Solitamente non scrivo mai così
tanto su questo blog. Non perché non abbia voglia, semplicemente perché non amo
essere banale e scrivere di qualsiasi cosa. Per quello c’è la mia moleskine
piena zeppa di appunti inutili su sensazioni, frasi a metà, ricordi, immagini.
Ho un gran senso di vuoto per
tutto quello che sta succedendo. Non mi piace neanche scrivere su argomenti di
massa perché è troppo scontato, ma in certi casi è un’esigenza. Un’esigenza che
se non esterno mi sento soffocare, mi sento pressare, mi sento inutile.
Ho sempre visto i terremoti come
qualcosa di impalpabile, come qualcosa che ti ferisce lentamente, che ti
colpisce alle spalle. Non ti potrà mai tradire, Lei, la tua terra, il tuo punto
fermo rispetto a tutto ciò che di più mobile hai intorno. Le persone sono
mobili, i sentimenti sono mobili anche le idee lo sono. Ma Lei no, non avrebbe
mai potuto tradirti in un modo così meschino, così vigliacco. Ti coccola, ti
regala fiori, prati verdi che quasi ti danno la sensazione di essere in un angolo
di paradiso, ti donano gioie infinite e poi tutto d’un tratto, come se niente
fosse, senza il minimo batter di ciglia, ti fa cadere, ti inghiotte, ti uccide,
ti sotterra.
Non sei più la mia terra, quella
che credevo non mi tradisse mai, quella che credevo riuscisse sempre a
difendermi, a consolarmi. Forse è da te che devo difendermi non da me stessa.
Ho pensato e ripensato rivoltando
le mie idee mille e mille volte, le ho aperte e poi richiuse in una scatola
polverosa cercando di infilarla a forza in soffitta, in modo che non potessero
più insinuarmi dubbi su ciò che di brutto ci circonda. Ma di notte… la notte è
complice delle mie paure, di quello che mi terrorizza che spesso riesco a
nascondere dietro un sorriso magari anche più grande degli altri. Mimetizzo, nascondo,
sorrido per avere la finta consapevolezza di essere più forte delle mie paure. Ecco,
tutto questo mi fa paura, mi fa sentire impotente, inutile, mi rende triste e
mi fa scivolare sulle guance lacrime su
lacrime. Vorrei ribellarmi a tutto questo tremare continuo, inarrestabile,
inafferrabile, ma non posso, sono soltanto una semplice donna e per di più
dannatamente impaurita.
Poi penso che la vita è questa, è
breve, è spesso vigliacca ma è anche la mia vita, una sola e bisogna che io
giochi le mie carte al meglio. Insomma, senza rimpianti, senza la continua
sensazione che manchi qualcosa, qualcuno, sensazioni, sentimenti, emozioni,
sapori, odori, fotografie istantanee come quelle della Polaroid con cui da
piccola scattavo ogni volto o momento per poi incollarlo su un diario perché in
quel modo mi sarei ricordata di me piccola, di me già decisa, già me in
miniatura.
Non so neanche perché abbia
scritto queste righe in questa mattina assolata di fine maggio, forse perché
così la mia paura si placherà, forse perché penso a tutto quello che vorrei
avere in questo momento per poter dire che amo la mia vita così com’è, forse perché
vorrei che tutto girasse in una altro senso o forse, semplicemente perché sono
un’equilibrista di parole e mi andava così…






